Toponomastica
La valle della Meduna: il toponimo deriva quasi sicuramente dal gallico Medio-dunum ‘fra i monti’, perché è da lì che sgorga; da qui anche il paese di Meduno.
La forcella di Monte Rest: potrebbe derivare dal termine latino arista, con riferimento a piante, erbe: uno di tanti riferimenti alla vegetazione. Campone sorge in una piana, da qui probabilmente il nome.
Tra i torrenti citiamo il Chiarzò e il Silìsia, forse entrambi di nome celtico: il primo ‘pietroso’ il secondo semplicemente ‘il corso d’acqua’. Infine il rio Inglagna, dal gallico glan ‘terso’.
Campeggio Val Tramontina
Il Campeggio Val Tramontina, in località Sottoriva, si trova in un punto molto bello della valle, a metà strada tra Tramonti di Sotto e Tramonti di Sopra, in mezzo ad una pineta presso il greto del Torrente Meduna, usato come spiaggia e area di pesca. I servizi per il campeggiatore sono numerosi, comprese le escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike, con possibilità di noleggiare le biciclette.
La formica rufa
Di notevole importanza per il mantenimento dell’ecosistema bosco anche in Val Tramontina troviamo una particolare specie di formica rossa denominata formica rufa. La sua presenza è segnalata dall’acervo: un monticello alto circa 50 cm, composto da aghi d’abete o di pino, ramoscelli, pezzetti di resina ed erba secca, che le formiche costruiscono sopra il proprio nido. All’interno, dove in estate la temperatura si mantiene costante attorno ai 24-28 °C, si sviluppa un intricato sistema di gallerie che si spingono ad alcuni metri sotto terra, secondo un misterioso e complesso disegno. Le gallerie sono disposte su più piani e mettono in comunicazione ampie camere. Un nido di formica rufa di media dimensione può ospitare una colonia che va da 200.000 a 1.000.000 di individui. Quando la colonia viene disturbata le formiche si difendono spruzzando acido formico: è tossico per gli altri insetti e può causare irritazioni agli esseri umani.
L’alimentazione di queste formiche è composta per due terzi da insetti dannosi agli alberi e per questo svolgono un importante ruolo di “guardiane del bosco”. È stato calcolato che le operaie di un nido catturano in un giorno almeno 50.000 insetti di cui 4.000 larve di coleotteri xilofagi (che si nutrono di legno). Per questo la regione Friuli Venezia Giulia ha inteso tutelarle con legge che vieta la distruzione o l’alterazione di nidi nonché l’asportazione e la commercializzazione di uova, larve e adulti.
I daini
In località Pradileva in comune di Tramonti di Sotto si possono ammirare numerosi daini nel verde parco di fronte all’omonimo Bed & breakfast.
Un fiore raro
La parte alta della Val Chiarzò, con poche altre località in Val d’Arzino, ospita una “pianta carnivora” (in realtà solo “insettivora”) dalle caratteristiche ecologiche estremamente particolari; nuova per la scienza e a rischio di estinzione è stata inserita dal 2005 nell’elenco delle specie floristiche interdette in modo assoluto alla raccolta di cui alla L.R. n. 34/1981, con il nome scientifico di Pinguicula poldinii J. Steiger & Camper.
Il museo dei fossili
Il museo dei fossili, adiacente al municipio di Tramonti di Sopra, raccoglie molte conchiglie di molluschi dell’Eocene (54,9-38,0 milioni di anni fa) e del periodo Cretaceo (140-65 milioni di anni fa). Troviamo i Bivalvi come le Rudiste, tipici fossili delle nostre montagne e i Gasteropodi del Genere Bellerophon. Presenti anche coralli, ricci di mare, vari tipi di Ammoniti, felci del Carbonifero (370-310 milioni di anni fa) e Trilobiti del Cambriano (590-500 milioni di anni fa). Rappresentati nelle collezioni anche denti di pesci Selacei dell’Eocene. Le località di provenienza sono, oltre la Val Tramontina, le Alpi Carniche friulane.
Le “pietre del piccolo senato”
Un reperto storico importante recuperato nel 1994 a Tramonti di Sotto è costituito dalle “pietre del piccolo senato”. Ricollocate in Piazza Santa Croce, durante la Repubblica Veneta venivano utilizzate dagli anziani del paese riuniti in “vicìnia”.
“(…) ancora in tutti e tre i Villaggi di Tramonti osservansi sulla piazza certe pietre allineate una accanto all’altra e addossate a qualche muro, pietre che servivano di sedili ai capi delle ville quando si riunivano in vicinia. Fra quelle pietre se ne vede una più alta delle altre, che costituiva il posto d’onore. Al suono della campana i capi della Villa si adunavano in piazza e ognuno prendeva posto sedendo sopra una pietra; al posto d’onore sedeva il Meriga o Anziano. Le discussioni e deliberazioni si facevano in presenza del popolo e un pubblico notaro le trascriveva seduta stante. Quelle pietre, specialmente quelle che si osservano nella piazza della Villa inferiore, sono un monumento storico rarissimo e dovrebbero venire conservate, come stanno, a vantaggio degli studiosi di cose patrie e quale ricordo dei costumi dei nostri antenati. (…)”
(dott. Giovanni Lorenzo Bidoli, Pagine Friulane, 1904)
Fino alla nascita del Comune moderno in età napoleonica ogni comunità aveva la sua vicìnia. I beni “comunali” non erano del Comune, come lo intendiamo oggi, ma della comunità, cioè dei “comunisti”, i nuclei familiari di antica residenza, gli “originari” che nel luogo avevano “loco et foco” (proprietà e residenza stabile, cioè focolare acceso). Essi ne godevano la comproprietà comune e indivisibile. Per i “foresti” non era sufficiente “andare a stare” in Villa (nel paese) per usufruirne. Per essere ammessi nella comunità era necessaria una deliberazione di accoglienza della vicìnia e il pagamento di una quota di “buona entrata”. Alla vicìnia, l’assemblea dei capi famiglia, era affidata l’amministrazione dei beni comunali. A capo della vicìnia c’era il podestà o meriga coadiuvato da alcuni regolieri. Le cariche venivano date o per elezione o per rotolazione, a turno. L’andare in vicìnia era obbligatorio. Così l’accettazione delle cariche. La vicìnia si riuniva in un luogo stabilito, al suono della campana, dopo che la sera precedente era stato dato l’avviso di convocazione casa per casa. Decideva sull’uso delle proprietà comuni: sull’appalto del taglio dei boschi, sul pascolo, sulla raccolta della foglia e della legna di risulta, sullo sfalcio, sulla sistemazione dei sentieri, sui lavori da fare insieme, sulla distribuzione – tra i soli vicini – degli utili derivanti dalla gestione dei beni della comunità.
La pitina
La pitina è un prodotto che, per ingredienti e tecniche di lavorazione, racconta la vita, le attività e le usanze della gente della valle. La caccia al camoscio se da un lato serviva all’approvvigionamento di carne, dall’altro si poneva come problema per la conservazione della quantità eccedente il consumo normale. Si pensò così di tritare grossolanamente ciò che rimaneva, impastarlo con alcune spezie ed erbe aromatiche per poi formare grosse polpette. Queste, una volta passate nella farina di mais, venivano affumicate ponendole sotto la cappa del focolare. L’affumicatura non solo garantiva la conservazione, ma arricchiva anche la pitina di un aroma speciale, dovuto alla bruciatura di legno di ginepro.
Col tempo la carne di camoscio è stata sostituita da quella di capra e di pecora, ma il sapore rimane ugualmente unico. La ricetta viene ancora tramandata da una generazione all’altra così come i modi di preparazione: affettata cruda, cotta alla brace o preparata nel brodo di polenta. La Festa della Pitina a Tramonti di Sopra ha contribuito a far conoscere la specialità anche fuori regione, fino a suscitare l’interesse di riviste specializzate.
Altro prodotto tipico ricco di tradizione a Tramonti di Sopra è il formai tal cit, un formaggio morbido che nacque dalla necessità di recuperare le forme non riuscite perché non ben amalgamate, chiamate comunemente formai de tara. Il formaggio veniva perciò fatto a pezzettini, coperto da latte, panna ed aromi e quindi mescolato fino a formare una crema densa, che veniva posta nel cit, caratteristico vaso di pietra. Cit è anche il nome di una famiglia locale che si era resa esperta nella produzione e commercializzazione di latticini.
Il formai tal cit è una specialità molto versatile, che può costituire un antipasto, ma anche un ottimo piatto completo. Si abbina a vini come il Traminer, il Tocai (se consumato come antipasto) o con lo Schioppettino a fine pasto.
Infine, di recente riscoperta, il pistùm, foglie di rapa tritate e conservate in casse di legno o in piccole botti, poi lessate con aggiunta di brodo di polenta, sale, pepe e aglio oppure con lardo o burro. Da servire con polenta.
Personaggi tramontini
Il cjovatèl Sante
Ha origine a Tramonti di Mezzo la dinastia che ha fondato le Industrie Ferroli Spa, con sede in provincia di Verona, industrie internazionali delle caldaie ed impianti termici, con stabilimenti, oltre che nel Veronese, in Spagna, Germania, Francia, Lussemburgo e Turchia.
Capostipite fu Sante Ferroli (1886-1968), che partì dal paese natio nel 1898 con lo zio “Zanet” di professione stagnino (calderaio) per fargli da cjovatèl (garzone) a bordo del carretto “a mano” in uso agli stagnini verso la pianura veronese. Lì si fermò ed avviò con successo la sua attività di artigiano idraulico. Ebbe ben 13 figli che da semplici artigiani, sotto la saggia guida del padre Sante, hanno fondato e dirigono molte fabbriche in Italia ed all’estero che danno lavoro a centinaia di persone.
Il cestaio Gurizza
Tramonti di Mezzo è la patria dei cestai (i “gears”) che in passato era la principale attività artigianale del paese: costruivano cesti in vimini per uso domestico ed agricolo.
Uno dei più abili e caratteristici cestai fu Giobatta Corrado detto “Gurizza. Era un omino alto poco più di un metro, intelligente arguto nello sguardo e nell’espressione, amante del lavoro e del vino. Divenne famoso nella zona per aver posato in foto con il campione del mondo di pugilato Primo Carnera di Sequals che lo fece sedere e lo sorresse senza sforzo durante la posa, sulla propria mano destra.
Il Conte Piero
Potrebbe essere considerato l' “innominato della Val Tramontina” Pietro De Domini vissuto nel XVII secolo in una signorile casa di Tramonti di Mezzo. Ricchissimo, privo di scrupoli si diede ad una vita sregolata e dissoluta, circondandosi di molti servi fedeli, ben armati, dei veri e propri “bravi”. A suon di zecchini riuscì ad ottenere il titolo di conte dalla Serenissima Repubblica Veneta. Era l'incontrastato dominatore della zona, le sue voglie e capricci dovevano trovare immediato esaudimento. Scapolo scapestrato, insidiava le belle donne e le ragazze della valle. Quando usciva dalla sua suntuosa dimora cavalcando una mula bianca, con l'archibugio al braccio, seguito dai suoi bravi a cavallo e da molti cani, incuteva tanto terrore che le donne tramontine correvano a rinchiudersi in casa e gli uomini s'inginocchiavano in segno d'ossequio al potente e tremendo signore.
La calcinaia
Tramonti di Sopra, come tutti gli altri centri della Val Meduna è stata terra di fatiche, ove la gente ha dimostrato nel tempo una straordinaria capacità di adattamento, sviluppo e iniziativa, pur in un ambiente così aspro. Una delle fonti di reddito per numerose famiglie è stata l’attività di produzione di calce.
La grande disponibilità in natura dei ciottoli li ha resi materiale edile economico e la calce, ottenuta dalla cottura ad 800°C del carbonato di calcio presente nei sassi (e successivamente “spenta” con l’acqua), ha rappresentato il collante adatto a dare compattezza e solidità ai muri di case, stalle e ricoveri. La calce viva veniva invece impiegata per la disinfestazione durante le epidemie, contro la diffusione delle malattie del bestiame e come disinfettante nei trattamenti di piante da frutto e della vite.
Nell’area, a partire dal XVI secolo, sono state costruite numerose fornaci da calce, specie in prossimità dei corsi d’acqua; la vicinanza all’acqua era necessaria non solo per rendere più facile lo spegnimento della calce ma anche per evitare incendi e spegnere le braci; i sassi erano nei pressi come pure la legna per la cottura.
La calcinaia era costituita da un edificio circolare alto circa tre metri, fatto di massi squadrati. In basso era collocata la camera di combustione e, sopra un arco, si apriva lo spazio per contenere i sassi che venivano disposti in una sorta di cupola aperta in alto.
Affinché l’intensità del fuoco durante la cottura non mutasse, un uomo doveva sorvegliarlo costantemente e per questo venivano stabiliti dei turni di lavoro.
Il trasporto dei sassi verso i centri di raccolta era affidato invece alle donne che li caricavano nella gerla o nella portantina, la siviera. Allo stesso modo trasportavano poi la calce ottenuta, lavori massacranti per i quali venivano pagate a giornata, a volte con un po’ di polenta e formaggio.
Sono numerose le località di queste Valli dove sono state costruite fornaci. L’ultima a spegnersi è stata quella di Tramonti di Sopra, nel 1954. L’abilità nella produzione della calce divenne un’arte, tanto che molti andarono ad esercitare anche lontano da casa, in giro per il Friuli.
Il progetto di eco-musealizzazione del territorio, iniziato nel 2004-2005, porterà alla creazione di un percorso ad anello lungo 5500 m comprendente alcune fornaci (quella in località Sisto, a Tramonti di Sopra, è già stata ripristinata), luogo di partenza del sentiero che le collegava lambendo il paese di Tramonti di Sopra.
Manifestazioni Feste Sagre Avvenimenti
Tra le maggiori feste ricordiamo l’ultima domenica di giugno la “Festa di SS. Pietro e Paolo” a Chievolis. A metà luglio a Tramonti di Mezzo si svolge la “Sagra della Madonna del Carmine”. La terza domenica di luglio a Tramonti di Sopra si svolge la manifestazione “arti, mestieri e sapori”; a fine luglio c’è la “Festa della montagna e della pitina” e il 2 di agosto ci si incontra per la “Festa degli uomini”. A Ferragosto, a Tramonti di Sotto ricorre “La sagra della trota e del formaggio salato”. La prima domenica di settembre si festeggia a Inglagna la “Festa dei gamberi” con la suggestiva processione serale di Maria Bambina. Il 21 novembre c’è la ricorrenza in onore della “Madonna della Salute”a Tramonti di Sopra.
Ogni anno in febbraio si festeggia il tradizionale carnevale, denominato “Carnevalle” con maschere e carri che raggiungono le piazze dei tre Tramonti per allegramente continuare questa antica tradizione. A beneficio di turisti ed emigranti, la sfilata dei carri allegorici viene ripetuta nel mese di agosto.
Area picnic
A Tramonti di Sopra, in località Sot Trivea è presente un’area attrezzata per picnic in riva al Meduna: gazebi, barbecue, giochi e un servizio bar a stretto contatto con la natura.
















