Posta su un terrazzo alluvionale della Val Meduna, Tramonti di Sotto è un piccolo centro caratteristico per l’architettura di tipo rurale prealpino che con semplicità e eleganza si traduce anche in archi sasso a vista.
Da vedere la Pieve di Santa Maria Maggiore, splendido esempio di edificio sacro della fine del Quattrocento, costruito su una struttura preesistente. La chiesa conserva nel coro, la cui volta è interamente affrescata, uno dei più interessanti cicli di affreschi della pedemontana pordenonese attribuiti a Giampietro da Spilimbergo e databili ai primi del XVI secolo. La struttura è composta da piccole volte a vela, suddivise da costoloni che creano delle forme romboidali. Nell’abside, dietro l’altare maggiore, una pregevole Crocifissione con, sullo sfondo, i tre paesi della Val Tramontina. Inoltre si possono ammirare la balaustra con 4 angioletti reggicandele, opera dei tagliapietra medunesi, nonché, in una nicchia laterale, le tre statue dei santi recuperate recentemente dalla chiesetta di Pàlcoda, borgata abbandonata negli anni Trenta. Nei pressi della Pieve è venuto alla luce un interessante sepolcreto del quale si è riusciti a salvare e studiare una sepoltura del VII sec.
Altro elemento architettonico, di lontana origine altomedioevale, erano i portici presenti fino al 1976 soprattutto a Tramonti di Mezzo. Essi rappresentavano l’unico accesso alle corti attorno alle quali erano disposte le abitazioni; non erano sede di botteghe o laboratori come altrove, ma avevano unicamente funzione di passaggio. Dopo il sisma sono stati restaurati alcuni interessanti edifici, classificati dalla Regione Friuli Venezia Giulia come “beni ambientali”.
A Tramonti di Mezzo si trova la chiesa di Sant’Antonio Abate nella quale vi sono statue bronzee dello Strazzabosco e altre opere moderne come la Via Crucis di G. Magris. Notevole l’aspetto esterno della chiesa con pietra a vista, il sagrato di recente restauro e il campanile, ricostruito uguale al precedente, dopo il sisma del 1976, grazie alla generosità di un imprenditore originario del luogo.
Campone, frazione di Tramonti di Sotto, non è un paese ma un insieme di borgate tutte in bella esposizione meridionale, una caratteristica comune laddove gli spazi per costruire erano limitati al fondovalle o su ripiani naturali. I piccoli insediamenti sparsi di Zanon, Sghittosa di Sopra e di Sotto, sulle pendici del Monte Celant, gli altri ubicati alla base del Monte Rossa e lungo il Rio La Fous (Barzanai, Pagnac, Brandolin, Cleva di Sotto e di Sopra, Beloz, Pala, Zulian, Sclaf, Sialin, Valent e Sgualdin), insieme al centro maggiore posto a lato del torrente, ma anch’esso formato da più gruppi di case (Campone vero e proprio, Grisa, Martin, Sacchiaz e Gai), si sono sviluppati come nuclei permanenti solo dopo il 1647, adeguando gli stavoli destinati all’uso stagionale.
Dopo una fase di espansione demografica che raggiunse l’apice nei primi anni del ’900 e che portò quasi al collasso il rapporto fra l’uomo e l’ambiente naturale, l’emigrazione causò lo spopolamento della vallata. Oggi Campone riesce ancora ad “essere” solo d’estate, quando il sole è alto ed oltrepassa ogni orlo alberato, o durante i giorni delle Feste grandi, quando si aprono quelle che oramai sono le seconde case.
La “migrazione” storica dell’uomo in val Chiarzò è stata però anticipata da quella preistorica del suo torrente.
La valle entro cui scorre oggi il rio fino al Lago dei Tramonti compie un evidente angolo retto proprio presso Campone; fino al Quaternario invece il paleo-Chiarzò proseguiva diritto e a testimoniarlo sono i conglomerati cementati della Forchia di Meduno.
A Campone si può visitare un antico mulino con ruota di legno, risalente al XVII secolo, oramai fermo nei suoi vecchi meccanismi alimentati da una roggia derivata dal Torrente Chiarzò. Nelle vicinanze si trova anche una grotta la “Fous di Campone”, alla quale compete un bacino idrografico valutato in 18 km2: la cavità, chiamata anche “Bus de Castigo”, si apre a lato strada 1,5 km prima del borgo e ha uno sviluppo noto di oltre 2500 m, sub-orizzontale ma con numerosi tratti a sifone; ad esclusione dell’ingresso alla prima sala con laghetto è esplorabile solo da speleologi e speleo-subacquei.
Lasciato Campone, l’itinerario, dopo un breve tratto in salita, attraversa una zona boscata caratterizzata da una sequenza di borgate, in parte abbandonate e che si attestano lungo una antica mulattiera di collegamento tra la Val Tramontina e la Valle del Cosa.
Raggiunta la località “I Piani” il panorama si apre su dolci prati e boschi. Sul lato del Monte Ciaurlec si trova una vecchia cava di pietra calcarea, un tempo risorsa della zona.



