Barcis offre numerose opportunità per il turista che voglia immergersi nel verde di una natura lussureggiante.
Ha avuto origine dall’antico Cellis, nell’VIII secolo, epoca cui risalgono notizie di un antico ospedale dei pellegrini alle dipendenze dell’Abbazia di Sesto al Reghena.
L’abitato fu distrutto da un incendio nel 1606 e la stessa tragedia si ripetè nel 1944, quando la violenza della guerra segnò nuovamente la vita del paese. Nel 1904 vennero costruite la vecchia diga in località Molassa e la strada che tolse Barcis dall’isolamento, collegandolo a Montereale.
Attrae immediatamente l’attenzione il lago Aprilis, splendida superficie specchiante di un singolare verde smeraldino. Creato artificialmente nel 1954 come bacino idroelettrico, diede a Barcis la sua fisionomia attuale. Il paesaggio, da allora caratterizzato dall’acqua, rappresenta il richiamo turistico principale poiché è sede delle più varie e appassionanti attività.
Questa terra, con l’inconfondibile bellezza della sua natura e la ricchezza del suo patrimonio di tradizioni, ha avuto un cantore in Giuseppe Malattia della Vallata, poeta che da essa ha tratto ispirazione per bellissime villotte e poesie in dialetto barciano.
Autentico tesoro del piccolo centro di Barcis è Palazzo Centi, un esempio di come l’architettura tradizionale barciana nel tempo si sia fusa con moduli “colti” dando luogo ad un edificio che presenta elementi di entrambi. È una costruzione quattrocentesca o seicentesca, semplice, ma di grande bellezza ed eleganza.
Al piano terra presenta un porticato con archi ribassati, mentre al secondo un loggiato con archi a tutto sesto. Dello stesso tipo le arcate delle finestre del secondo piano, che sono state riaperte in occasione delle ultime ristrutturazioni.
Il materiale di costruzione è la pietra viva unitamente ad un composto chiamato tof in friulano, utilizzato per colonne, archi, stipiti ed elementi decorativi. La facciata è animata da mascheroni.
Il tetto originale era molto spiovente e coperto da pianelle, mentre quello che vediamo oggi è ribassato con copertura a marsigliesi.
Se volgiamo lo sguardo alla tipologia abitativa più diffusa, la casa di Barcis offre un modello di architettura spontanea pressoché unico in Valcellina. Gli esempi conservatisi fino ad oggi sono quelli che si trovano nelle frazioni e che, grazie alla loro posizione periferica, si sono preservati dall’incendio del 1944.
Nelle località di Losie, Roppe e Predaia possiamo ancora ammirarli ed osservare la particolarità di costruzioni piccole ma sviluppate in verticale, con cucina e stalla a piano terra, camera da letto al primo piano e, nel sottotetto, il fienile o il granaio; all’esterno, tra i muri, si apre un piccolo ballatoio. L’elemento caratterizzante l’abitazione è senza dubbio il tetto spiovente che in passato era coperto da paglia o da tegole. Sono proprio le tegole che costituiscono memoria di attività e tecniche di lavorazione dell’argilla comuni alla Carnia e alla Slovenia e che a Barcis avevano il loro centro nella fornace nei pressi del Cellina. Erano pianelle di dimensioni ridotte, molto leggere, saldate alle assi del tetto tramite un dente.
I muri sono di sassi, che venivano prelevati dal torrente e trasportati faticosamente con la gerla.
Dalla località Ponte Antoi parte la vecchia strada di collegamento tra Barcis e Andreis, detta del “Dint”, pavimentata e che permette di raggiungere, in località Molassa, l’altra vecchia strada di collegamento con la Valcellina, ex SS. 251, rientrante nella Riserva Naturale della Forra del Cellina.
Qui si trova anche il Centro Visite della Riserva e della Vecchia strada, sede di mostre e attività didattiche.
La riserva naturale ha carattere di assoluta unicità: il torrente, nel suo scorrere inarrestabile per milioni di anni, ha lentamente e inesorabilmente inciso il suo corso scavato nelle rocce calcaree di età cretacica che compongono la Pala d’Altei e il Monte Fara; il risultato è una gola imponente e mozzafiato, con gigantesche sculture rocciose e pareti strapiombanti. La vecchia strada si snoda tortuosa nella forra, con ponti e gallerie, sospesa a decine di metri dal torrente. Se percorrendola è impossibile non rimanere rapiti dallo spettacolo naturale, tuttavia non si può dimenticare che costituisce testimonianza di un passaggio storico fondamentale per l’intera valle.
Prima della sua costruzione la gente viveva in uno stato di totale isolamento che consentiva tuttalpiù lo sviluppo di un’economia di sussistenza basata sullo sfruttamento dei boschi, sul pascolo e la fienagione, su una magra e limitata attività agricola.
I trasporti di persone e cose avvenivano a piedi o su dorso di mulo, mentre le comunicazioni con i centri principali della pedemontana e della pianura erano affidate ad una rete di sentieri, in particolare utilizzando una mulattiera che passava per Barcis, la sella del Dint, Andreis, Bosplans e Forcella Crous, per poi ridiscendere nei pressi di Maniagolibero.
Nel novembre 1906 l’ingegner Aristide Zenari poteva percorrere per la prima volta il tratto Montereale-Barcis su un calesse trainato da un baio ungherese. Capo Sezione del Corpo Reale del Genio Civile, l’ingegnere era stato incaricato di progettare un sistema di collegamenti che togliesse la valle dall’isolamento, obiettivo legato all’ambizioso progetto di una centrale idroelettrica che sfruttasse le acque del Cellina per mezzo di uno sbarramento a valle dell’attuale Bivio Molassa. Per consentire lo svolgimento dei lavori della diga sarebbe stata necessaria la costruzione di una strada in parte edificata al di sopra del canale di alimentazione della centrale.
Nel 1906 vi fu l’inaugurazione del percorso originale della strada che da Montereale giungeva alla località Molassa; oltre era possibile raggiungere Barcis lungo una stradina che attraversava la sella del Dint.
La valle si trovò improvvisamente proiettata nella modernità: oltre all’assunzione di migliaia di operai, i nuovi lavori permisero finalmente di ridurre le secolari difficoltà di comunicazione tra un mondo rimasto immobile ed una realtà che vedeva l’imporsi ormai certo della rivoluzione industriale.
Negli anni seguenti vi furono modifiche e ulteriori miglioramenti: negli anni ’20 la costruzione della strada tra il bivio della Molassa e Ponte Antoi; tra gli anni ’30 e ’50 l’ampliamento e il miglioramento di alcuni tratti anche con la costruzione di alcune gallerie; negli anni ’50, con la costruzione della diga e la creazione del lago Aprilis, venne creata la centrale in caverna che sfrutta le acque giunte in condotta forzata nei pressi della vecchia diga. La costruzione della nuova diga fece sì che nel tratto Molassa-Ponte Antoi, la sede stradale originaria fosse sostituita da una nuova e più elevata, con galleria finale per l’uscita a Barcis.
Le vicende legate alla vecchia strada, così importante da aver davvero modificato radicalmente le condizioni della popolazione dell’intera vallata, si conclusero nel 1992 con la costruzione di una strada più ampia e sicura ma con lunghe gallerie fra Barcis e Montereale. Essa tuttavia rimane un elemento non solo di grande significato storico, ma anche di straordinario valore paesaggistico: è un esempio rilevante di edilizia stradale del secolo scorso che ben si integra anche esteticamente all’ambiente particolarissimo della forra. Il suo recupero e valorizzazione come percorso ciclabile che si collega all’Itinerario pedemontano pordenonese è uno dei migliori tributi alla bellezza della natura e alla grandezza di una vicenda storica e umana che ha coinvolto migliaia di persone.
Barcis è una meta per chi vuole rilassarsi, ma anche un’ottima destinazione per chi ama praticare sport all’aria aperta, in un contesto naturale ineguagliabile.
Oltre a fare piacevoli passeggiate sul sentiero “lungo-lago” è possibile addentrarsi nei boschi circostanti e percorrere una rete di sentieri e strade forestali, sostando presso bivacchi e rifugi alpini. Gli appassionati di trekking possono raggiungere Casera Montelonga (1327 m) attraversando la stupenda faggeta sottostante. Verso nord si riconoscono il Crep Nudo e il Col Nudo, le inconfondibili forme del Monte Duranno e della Cima dei Preti, la lunga fascia rocciosa orizzontale del Resettum e l’alto versante ovest del Monte Ràut.
Vi sono opportunità anche per coloro che desiderano praticare l’equitazione, la mountain bike ed il ciclismo fuoristrada con numerosi percorsi ciclabili anche ad alta quota, per i più allenati.
Per chi ama sondare gli abissi delle montagne esiste anche la possibilità di compiere esplorazioni speleologiche, che sono fonte di forti emozioni poichè consentono di scoprire il percorso dell’acqua e alcune singolari formazioni come le stalattiti e le stalagmiti. A tal proposito esemplare anche per i suoi aspetti didattici è la Grotta Vecchia Diga, formata da numerose vaste sale, che sono visitabili con accompagnamento di esperti.
Le attività sportive praticabili grazie alla presenza del lago vanno dalla canoa al windsurf, dalla pesca alle immersioni subacquee.
In giugno si svolge il Campionato internazionale di Motonautica, occasione in cui catamarani da 300 cavalli solcano le acque ad altissima velocità. Anche l’hovercraft rappresenta una vera attrazione, esibendo imbarcazioni atte agli interventi di protezione civile in caso di esondazioni e allagamenti.
La pratica della canoa e del kajak trovano un contesto ideale anche nei torrenti che solcano il territorio.
Altra competizione di notevole attrattiva è il Valcellina Triathlon, che prevede una prova di nuoto nelle acque del lago di Barcis, una ciclistica su strada fino a Erto e infine l’anello podistico lungo il lago del Vajont.
Gli amanti delle emozioni forti trovano quel che cercano in una affascinante disciplina, l’hydrospeed, recentemente “approdata” a Barcis. Qui infatti, un tratto del Cellina, dalle acque abbondanti e tranquille, rappresenta la “palestra” idonea per apprendere i primi rudimenti.
La stagione adatta è naturalmente quella estiva, fino ad ottobre. Il Consorzio Valcellina mette a disposizione le guide e l’attrezzatura a noleggio.
La Cooperativa S.T.A.F. di Barcis, realizza una serie di iniziative quali corsi, laboratori, soggiorni educativi, escursioni, visite guidate e stage formativi nel territorio montano e pedemontano del Friuli occidentale. Una nuova proposta di turismo ambientale in cui natura, tradizione e cultura, opportunamente integrati, costituiscono punti di forza per attività di ricerca, anche occasione di divertimento e svago. A supporto delle varie iniziative sono state avviate alcune collane editoriali e realizzate pubblicazioni sugli episodi salienti della storia e del patrimonio locale.
Dal 2000 la Cooperativa gestisce il Centro didattico della Scuola d’Ambiente di Barcis che permette di approfondire alcuni aspetti dell’educazione ambientale, attraverso mostre tematiche allestite nella sede espositiva e attività pratiche svolte in un’aula-laboratorio fornita di computer, microscopi e piccole collezioni didattiche. Il centro è una cellula dell’Ecomuseo “Lis Aganis”.
Per informazioni dettagliate sull’attività completa: www.coopstaf.it











