L'ambiente montano

La dorsale del M. Ceresera da un lato discende verso Valmenera e Cornesega, due delle grandi valli chiuse dell’Altopiano del Cansiglio, dall’altro sovrasta la Pedemontana e l’abitato di Mezzomonte.

Tutto il territorio è privo di un sistema d’acque superficiali e i bacini imbriferi reali non trovano corrispondenza con le linee di displuvio apparenti. Le precipitazioni, rapidamente assorbite dal reticolo di fessure corrose dal carsismo, dal lato friulano fuoriescono alimentando il fiume Livenza con suggestive sorgenti di tipo vauclusiano. Tutta la catena montuosa è infatti calcarea, formatasi in quello che è stato denominato il “complesso di scogliera del Cansiglio-Monte Cavallo”.

Lungo la strada che collega Mezzomonte a Coltura affiorano invece i calcari di scogliera del gruppo montuoso, edificati da coralli, echinidi, nerineidi e altri organismi; la roccia, che è pure la più antica del comprensorio risalendo al Giurassico Superiore (circa 150 milioni di anni), è denominata Calcare di Polcenigo.

Da lontano la montagna si eleva come una vera e propria muraglia, altissima sulla Pedemontana; oggi la salita è agevole lungo numerose strade carrozzabili e piste forestali, ma il passato ha riservato solo fatiche e richiesto grande adattamento.

Il Livenza è stato fino alla seconda metà del ’700 una via d’acqua di grande traffico fra Venezia e l’entroterra, soprattutto per il trasporto del legname prodotto nelle foreste della Serenissima.

Per far giungere a Coltura le taie e le bore del Cansiglio (tronchi da opera e tronchetti per legna da ardere) per secoli sono state impiegate anche le risine, delle canalizzazioni a forma di grondaia adatte per la discesa a gravità e a velocità controllata del legname; essendo costruite in tronchi che andavano recuperati prima del deterioramento e smontando l’opera, delle risine più antiche non è rimasta traccia; fa eccezione quella, insieme semplice e spettacolare, che a tratti possiamo ammirare dopo i recenti lavori di riscoperta e valorizzazione da parte del Gruppo Archeologico Polcenigo (GR.A.PO). La risina di Coltura è documentata dal 1836 ed è stata realizzata tutta in pietra, a garanzia di lunga durata su un dislivello di 1100 m e con uno sviluppo di circa 3300 m: la parte superiore e più ripida è scavata in roccia; il secondo tratto, che era stato tutto acciottolato per la minor pendenza, richiedeva invece l’intervento di operai (i menador) per trascinare i tronchi con i thapin.

Un modellino del 1836 documenta anche un altro ingegnoso sistema, ma questa volta per esboscare il legname dalla conca interna del Cansiglio alla dorsale del Ceresera: il “motore alpino” ideato da Andrea Galvani di Pordenone, ove una fune metallica girata attorno a una puleggia collegava un carrello che scendeva su binari di legno caricato di pietre ad un altro, caricato con il legname, che per effetto contrappeso poteva salire i 300 m di dislivello nel tempo di soli 2 minuti.

Oggi gli arbusteti e il bosco naturale stanno rapidamente riconquistando gli ex prati da sfalcio della pendice esterna, esposta alla pianura; è una fase di transizione che però sta limitando gli spazi alla splendida flora spontanea delle aree aperte. Troviamo qui rappresentate numerose specie appariscenti ed interdette in modo assoluto alla raccolta dalla L.R. 34/1981: Peonia, Asfodelo, Narciso, Iris cengialti, Giglio carniolico, G. bulbifero, G. martagone, Primula auricula (l’Orecchietta d’orso dei dirupi del Torrion), Pulsatilla montana e Stella alpina.

Le formazioni rocciose a tratti sono molto fossilifere e la località Col dei S’ciòs è la più caratteristica per il Cretaceo Superiore, già nota nell’800 e purtroppo molto saccheggiata. Deve il nome all’estrema ricchezza di “chiocciole” di nerinei, rudiste ed altri macrofossili conservati nei sedimenti tipici di una piattaforma aperta e soggetta a forti moti ondosi.

 

La montagna dei ragazzi

Il Col Cornier, montagna del Gruppo del Cavallo, con i suoi 1767 m è la cima più interessante del territorio del comune di Budoia. Sotto l’aspetto escursio­nistico non presenta difficoltà: la sommità è raggiungibile per itinerari diversi, a partire da Piancavallo o dal versante di Budoia (Casera Campo). La lunghezza dei percorsi è alla portata di tutti con un’ora o poco più di cammino.

Nel 2002, in occasione dell’anno internazionale della montagna, Col Cornier è stata dedicata ai ragazzi del mondo diventando montagna dei ragazzi e da allora è teatro di interessanti iniziative che hanno come obiettivo il coinvolgimento degli adulti e delle giovani generazioni nel considerare le montagne come un patrimonio importante a livello mondiale, sia sotto l’aspetto ambientale, grazie alla varietà degli ecosistemi, sia sotto l’aspetto delle economie, delle culture e dei popoli che vi abitano. La montagna può essere considerata un grande palcoscenico dove si rappresenta la vita assieme alla natura. Il Col Cornier sebbene piccola nel panorama delle cime e delle catene, vuole essere un simbolo di gioia e di fratellanza internazionale.

L’ambiente è quello carsico, ricco di cavità e grotte, la più nota delle quali è l’Antre delle Mate, e si trova al confine tra l’ambiente antropizzato della stazione turistica di Piancavallo e l’incontaminato ambito del Cansiglio.

Il comune di Budoia appartiene alla rete “Alleanza delle Alpi” costituita da un insieme di comuni di paesi europei appartenenti all’arco alpino, che hanno stipulato una convenzione allo scopo di tutelare le Alpi, favorendone uno sviluppo che tenga conto tanto della salvaguardia delle risorse, quanto della necessità di consentirne un uso compatibile. Nell’ambito di questa alleanza il comune ha aderito a numerosi progetti per promuovere la potenzialità di un territorio complesso, sia da un punto di vista ambientale-paesaggistico che storico-culturale, al fine di favorire lo sviluppo di un turismo sostenibile.

Uno di questi, dal titolo “una goccia d’acqua dalla montagna al mare”, ha visto protagonista il torrente Artugna e il suo ambito: escursioni, forum e incontri didattici hanno fatto conoscere i numerosi aspetti legati alla montagna, all’acqua e all’ambiente circostante.

Per favorire una nuova consapevolezza tra le nuove generazioni sono state realizzate attività di animazione e di educazione ambientale come il trekking della goccia. Seguendo il percorso della goccia che cade sul Col Cornier per arrivare al mare, i ragazzi hanno conosciuto prima l’ambiente montano così peculiare per le sue caratteristiche geologiche (carsismo) e storiche; poi, seguendo il percorso del torrente Artugna sino a valle, hanno preso coscienza del “bene acqua” attraverso il contributo di esperti; il greto del torrente, infatti, è un luogo di rara bellezza, nel cui alveo si procede in piano su bianchi depositi alluvionali che il corso d’acqua ha creato nel tempo. La vegetazione arbustiva ospita diverse specie di salice (Salix ss.pp.), il sambuco (Sambucus nigra) e il ginepro (Juniperus communis) che riescono a sopravvivere in questo ambiente in cui l’acqua di solito filtra veloce giù tra i sassi ma ogni tanto arriva con violenza e rumore saltandoci sopra. I ragazzi hanno infine raggiunto la laguna e il mare, attraversando l’area delle risorgive. Il trekking ha avuto una durata di sei giorni intensi, in simbiosi con la natura.

Esso viene riproposto, su richiesta, dall’Amministrazione Comunale assieme ad altri percorsi ed esperienze di educazione ambientale.

Altre attività sono state realizzate per le scuole primarie e le scuole dell’infanzia per far riflettere i bambini sugli elementi ambientali circostanti e per contribuire alla sensibilizzazione della comunità locale sul tema della sostenibilità territoriale.

 

Piancavallo

Sotto la vetta del Monte Cavallo, (2251 m), Piancavallo costituisce una delle mete più frequentate dal turismo montano durante tutto l’anno.

Una località così moderna, dotata di servizi sempre al passo con i tempi, possiede una storia che pochi conoscono, fatta di amore per la natura, passione per lo sport ed il turismo.

Prima di essere spogliati per le necessità della Serenissima e del suo arsenale, i versanti di queste montagne erano coperti da boschi di faggi, abeti e castagni.

Percorrendo i sentieri che li attraversano, vi si trovano ancor oggi alcune casere costruite per le esigenze dei pastori, come rifugio e luogo di lavorazione del latte e in parte ancora attive.

Il Monte Cavallo divenne presto traguardo di alpinisti ed escursionisti. La prima ascesa è quella di Giovanni Girolamo Zanichelli che vi salì il 3 luglio 1726 accompagnato dal botanico Giovanni Pietro Stefanelli.

Nel 1925, grazie all’impegno della sezione del CAI di Pordenone, appena costituita, venne edificato il rifugio Policreti, primo edificio destinato ad accogliere gli appassionati frequentatori della montagna. Vi si svolgeva una prima, intensa attività di “scuola sci”, dove i più esperti, dopo aver organizzato le gite della sezione, insegnavano ai principianti a destreggiarsi sulla neve.

Durante la guerra il rifugio Policreti divenne base delle formazioni partigiane del Friuli Occidentale, per questo fu incendiato e distrutto dai tedeschi nel 1944.

Nel dopoguerra i passi verso la creazione della stazione sciistica furono veloci: fu costruito un nuovo rifugio in località Busa di Villotta e realizzata una rudimentale manovia, finché, negli anni ’60 vide la luce il primo impianto di risalita.

Piancavallo si stava trasformando e cambiò ancor più fisionomia quando, per favorire lo sfruttamento sciistico dei versanti, vennero livellate tutte le asperità naturali facendo esplodere i massi più grossi e “spalmando” il terreno con una miscela di paglia e catrame che doveva uniformare la superficie delle future piste.

Nei primi anni ’70 venne inaugurato uno dei primi sistemi di innevamento programmato a livello europeo; nel ’78, l’atteso salto di qualità con l’organizzazione della prima gara di Coppa del mondo femminile.

Da allora la crescita continua e il prestigio di Piancavallo è divenuto ormai internazionale anche grazie alla sua facile raggiungibilità.

La collocazione al riparo del Monte Cavallo, unita al funzionamento di un centinaio di cannoni snow maker, garantisce l’innevamento al 100%.

Ogni tipo di sciatore può trovare risposta alle sue esigenze nei 50 ettari di piste a disposizione: si va dalle più difficili, come la Nazionale, dove si sono svolte gare valide per la Coppa del Mondo, la Salomon e la Saùc, sfruttate per gare di slalom gigante, alle più facili come la Daini e la Caprioli, adatte ai più piccoli e inesperti. A servirle, 5 seggiovie e 6 skilift, oltre alla nuovissima Tremol 2, seggiovia quadriposto inaugurata di recente.

Per gli sciatori di fondo ci sono sei anelli di cui uno offre la possibilità di suggestive sciate notturne.

Chi non scia può dedicarsi a numerose altre attività che vanno dal pattinaggio su ghiaccio allo freestyle, dallo snowboard allo sleddog (la squadra italiana si allena proprio qui in preparazione del Campionato del mondo).

Recentissima anche l’organizzazione a Piancavallo del Campionato italiano di motoslitte.

Per i più temerari, la Scuola Italiana di Sopravvivenza propone escursioni con slitte trainate da cani e corsi di sopravvivenza artica.

Vi sono inoltre aree appositamente adibite al bob e allo slittino.

Particolare cura è stata poi riservata alle famiglie per le quali è stata prevista una viabilità priva di attraversamenti e molti parchi giochi. Quello di Collalto è sede anche di un percorso riservato allo snowtubing, adatto a tutte le età.

Anche in estate Piancavallo mantiene la sua vivacità offrendo l’attrattiva di numerosi sport (minigolf, tennis, equitazione, mountain bike, escursioni a cavallo, tiro con l’arco e nordic walking), ma anche di piacevoli passeggiate tra i boschi per visitare le malghe e acquistarne i prodotti.

Queste pendici sono divenute anche vere palestre di volo che hanno il loro centro in località Castaldìa, a quota 1100 m, punto privilegiato per ammirare la pianura friulana e veneta. Nella scuola, dove vengono abilitati quasi tutti i piloti friulani, si apprendono le tecniche del volo planato e veleggiato e si organizzano gare a livello regionale e interregionale.