Preistoria a Pradis

I più recenti scavi archeologici  hanno confermato l’importanza dell’Altopiano di Pradis nella storia della colonizzazione delle regioni alpine da parte dell’uomo. Le ricerche presso la Grotta del Clusantin hanno rivelato che già 14 mila anni or sono la cavità era sede di un accampamento estivo di cacciatori specializzati nella caccia alla marmotta. I reperti recuperati confermano che  in questa grotta si accendevano fuochi, si arrostivano le carni e si preparavano gli attrezzi e le armi da caccia.

Nella grotta di Rio Secco, sono stati invece  recuperati reperti di particolare importanza risalenti a agli ultimi uomini di Neanderthal (40 mila anni fa).

I risultati delle ricerche sono oggi  resi disponibili al pubblico presso il Museo della Grotta a Pradis di Sotto.

 

Il museo della grotta

A Gerchia si trova il Museo della Grotta, che documenta l’ambiente circostante, offrendo al pubblico un quadro completo della frequentazione dell’ambiente ipogeo da parte di uomini e animali nel corso delle varie epoche preistoriche e storiche.

Interessante la ricostruzione a grandezza naturale dell’orso delle caverne, il cui scheletro è stato rinvenuto nelle cavità ed è ora esposto. Sono raccolti anche manufatti (punte di selce, frammenti di ceramica ed armilla in bronzo), resti ossei di cervo, marmotta e tasso, tutti riferibili alla presenza umana che a partire dal 10.000-9.000 a.C. giunse fino al IV-V sec. d. C. Fossili di provenienza locale, particolarmente rilevanti dal punto di vista paleontologico oltre ad una ricca collezione di minerali, completano l’esposizione. Il Museo è una cellula dell’Ecomuseo “Lis Aganis”.

A’ piedi son l’acque

che cascan dal monte

E fanno un rumore

che sembra un rugir;

poi limpide scorron

qual tacito fonte,

poi in breve s’occultan

ne’ sassi a morir

Siccome nel mondo

vi è tutto che serve

A qualche disegno

fissato nel ciel;

Le Grotte di Pradis

son doni e riserve

Pel tempo futuro

dei servi fedel. 

don Giacomo Bianchini

 

Associazione Antiqua

A Pradis di Sopra sorge il Palazzo Gerometta donato dall’omonima famiglia alla Provincia di Pordenone e ora sede dell’Istituto Laboratorio di Musica Antica, gestito dall’Associazione Antiqua di Clauzetto. L’Istituto si occupa di musica antica specialmente vocale, produce CD con diffusione a livello mondiale, concerti e spettacoli musicali. Si occupa di ricerca musicologica, anche in collaborazione con importanti università americane, e gestisce il sito www.ilmamusic.org, la biblioteca musicale su internet, da cui è possibile scaricare gratuitamente trascrizioni in notazione moderna di manoscritti e stampe musicali antiche. Inoltre è sede d’attività didattiche, fra cui la Scuola di Musica Antica.

 

Antichi saperi per nuovi mestieri

Un tempo a Clauzetto le attività dirette alla produzione di calzature (in particolare scarpez), di tessuti, di maglieria in lana e di ricami, rappresentavano una risorsa preziosa, raggiungendo un livello artistico di pregio.

Laboratori dal titolo “Antichi saperi per nuovi mestieri” hanno riportato alla luce queste abilità dando vita a una mostra permanente presso il municipio di Clauzetto.

 

L’albergo diffuso

“Entrando nelle nostre case entrate nella nostra storia, cultura e arte. Non solo nella pace della natura, godetevi le une e le altre e siate i benvenuti”

Leonardo Zanier

Anche Clauzetto ha aderito al progetto “Albergo diffuso”, una novità nel modo di accogliere l’ospite: recuperando il patrimonio edilizio esistente, saranno messe a disposizione camere e servizi dislocati in edifici diversi ma vicini tra loro. Un modo diverso di alloggiare, immergendosi nella vita del centro e delle borgate colme di storia e cultura.

 

Gastronomia

Autentica specialità, il formaggio Asìno è prodotto fin dal XVIII secolo in tutta la Pieve d’Asio, utilizzando latte proveniente esclusivamente da vacche alimentate col fieno dei prati.

È un formaggio a pasta morbida lavorato con l’antica tecnica artigianale della salmuerie, ovvero ponendo all’interno di grandi tini di rovere o vasche in pietra (le salmueries, appunto) una miscela di panna, latte e sale. Questa, una volta fermentata, produce il bagno dove vengono immerse le forme per la stagionatura.

In passato le salmueries costituivano un patrimonio prezioso che veniva tramandato all’interno della famiglia.

Attualmente il formaggio, considerato tipico, è in fase di salvaguardia in abbinamento al marchio “Asìno”.

Dall’unione di due alimenti della cucina povera tradizionale, nasce un piatto tipico di Clauzetto, la balote. Appallottolando una porzione di polenta si pone all’interno il formaggio, montasio o asìno e si richiude, riscaldandola nuovamente nel paiolo, fino a far fondere il cuore e a formare una crosticina esterna.

La versione più semplice è stata arricchita da erbe e funghi creando una vera prelibatezza. Il piatto è legato probabilmente ad un’antica usanza: il fidanzato che chiedeva la mano dell’amata portava in dono alla sua famiglia alcune balote. Se queste venivano gradite e poste sul focolare a riscaldare era segno che la richiesta era accettata.

Un altro “prodotto tipico”, frutto della natura incontaminata di questi luoghi, è l’acqua che sgorga dalle pendici del Monte Dagn. Le qualità eccellenti di purezza e leggerezza (basso contenuto di sodio e discreta concentrazione di magnesio) sono state valorizzate mediante la sua commercializzazione. Lo stabilimento Fonte Pradis, che ne esegue l’imbottigliamento, ha sede a Pradis di Sotto.

 

Sport e tempo libero

Numerose sono le possibilità per escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike in una zona caratterizzata da suggestivi paesaggi.

Dalla borgata Rope, a Pradis di Sopra, si imbocca la strada che porta al Monte Pala (1231 m) e, attraversando i dolci pascoli coi rustici in pietra della malga Mezzol si può arrivare fino alla malga Polpazza (1180 m), costituita dalla casera e dallo stallone attrezzati a rifugio escursionistico. Partendo dalla località I Piani, dalla ex cava di marmo, si accede alla Foresta Regionale “Conte Giacomo Ceconi” ed alla alla Malga Jovet (1275 m). Da qui lo sguardo si apre sulle cime dei Monti Flagjel e Cuar fino alle lontane Alpi Giulie. Salendo sul Monte Taîet (1369 m) la vista si amplia sulle Prealpi Carniche, sul Monte Pala, su tutta la vallata del Cosa e sulla pianura friulana.

Tra le attività sportive, alla speleologia si aggiunge anche l’arrampicata nelle palestre di roccia delle Guardie e dei Cuargnui, (entrambe nella zona del laghetto del Tul).

Presso l’ambito delle grotte è possibile sperimentare un percorso fisso di orienteering. Questa disciplina sportiva proviene dalla lontana penisola scandinava e si può praticare in cinque luoghi basilari lungo l’itinerario Montanevie (Pian Cansiglio, Piancavallo, Maniago Val Piccola, Maniago Le Peschiere, Pradis di Sotto). Per compiere una prova di “orientamento” è indispensabile una carta topografica, appositamente realizzata per questo sport, e una bussola.

L’abilità richiesta è quella di “navigare” sul terreno interpretando ogni minimo dettaglio riportato sulla mappa e compiendo nel minor tempo il percorso indicato. Nell’orienteering ognuno insegue un proprio obiettivo: l’atleta corre per raggiungere il risultato agonistico, la famiglia ed il principiante per divertirsi in compagnia all’aria aperta; la semplice conclusione del percorso è di per sé fonte di soddisfazione.

L’impianto cartografico realizzato dalla ASD Semiperdo Orienteering Maniago è stato inaugurato nel 2001 con la disputa del Campionato Italiano di Corsa Orientamento. Da allora si sono susseguite iniziative a livello nazionale (Coppa Italia 2003), regionale (staffetta 2004) e scolastico con lo svolgimento delle fasi regionali dei Giochi Sportivi Studenteschi.

A queste attività ufficiali della FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento) se ne affiancano altre rivolte al mondo della scuola (corsi per insegnanti e per scolaresche), ai centri estivi (attività ludiche) e alle società della Federazione (allenamenti tecnici specifici e raduni giovanili).

Le carte per sperimentare il percorso fisso di Pradis si possono reperire presso il Centro visite delle grotte e il Comune di Clauzetto.

Per informazioni www.semiperdo.it.

 

Flora e fauna nel territorio di Clauzetto

Rispetto al passato, la ridotta presenza umana ha favorito la diffusione di specie, sia fra gli ungulati che fra i carnivori, un tempo confinate nelle poche aree boschive o nelle zone più impervie.

Il capriolo, giunge ormai in prossimità delle abitazioni;

il camoscio, specie in espansione, predilige le zone più impervie, prossime alle vette e poco frequentate dall’uomo. Va segnalata, da qualche anno, anche la presenza del cinghiale e del cervo oltre alle osservazioni relative all’aquila reale e al passaggio dell’orso, la cui presenza risulta ormai certa nella zona del Monte Ciaurlèc sopra Travesio e Castelnovo del Friuli e quindi anche verso il territorio comunale di Clauzetto.

Le aree esposte a sud e caratterizzate da substrato roccioso, presentano fitte boscaglie con prevalenza del carpino nero e dell’orniello. I terreni più profondi e l’alta piovosità hanno consentito lo sviluppo di boschi di alto fusto a faggio e acero che, in particolare i primi, negli autunni più asciutti e soleggiati si accendono in una emozionante tavolozza di colori variante dal giallo al rosso intenso. Va segnalata la presenza, lungo la forra del Rio Secco e del Torrente Cosa, di alcune colonie di leccio, querce sempreverdi tipiche della macchia mediterranea che costituiscono, per le nostre zone, dei veri e propri relitti botanici, risalenti a fasi particolarmente calde del post-glaciale.

 

Jacopo Ortis

A Vito d’Asio il 13 maggio 1773 nacque da Domenico Gianbattista Ortis e Francesca Zannier, ultimogenito di 4 fratelli, Girolamo Ortis, studente in medicina che si suicidò con due pugnalate al petto e alla gola il 29 marzo 1796. Il fatto impressionò talmente lo scrittore Ugo Foscolo che dedicò allo sfortunato giovane il suo romanzo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, cambiando il nome da Girolamo in Jacopo per renderlo più poetico e romantico. A Vito d’Asio tutt’ora vi è una strada intitolata a Jacopo Ortis ed esiste anche la casa natia ricostruita dopo il terremoto e di proprietà dei suoi discendenti.

 

Toponomastica

Sembra che i toponimi Àsio e Arzino derivino da una comune radice prelatina ‘aus’ che significa sorgente, fonte, rio.

Da questo deriva il paese di Vito d’Àsio: Vît (in friulano) è il latino vicus, villaggio.

Pielungo sembra si chiamasse Plaitlùnc (da qui il friulano Pilùnc o Pielùnc), da plait, plàcito, un tipo di accordo sui terreni.

Anduìns deriva invece da un personale germanico quasi certamente longobardo (un feudatario).

 

Le borgate

Numerose e suggestive le frazioni e le borgate di Vito d’Asio. Pielungo e Marcúz sono separati da un paio di tornanti della strada Regina Margherita che prosegue verso le successive borgate dei Clementins, Busa, Juris, Cjaval, For; poi Pert e Chiamp dove l’Arzino assume un aspetto veramente unico, meta di pescatori e, nei mesi estivi, particolarmente adatto alla balneazione; Fruinz, isolata nel bosco e con un’architettura tipica, recentemente recuperata; Fagel in prossimità della chiesetta di Madonna della Neve, dove ogni anno si svolge la ormai tradizionale “Fiesta da la Mont”; Celante dove d’estate rientrano gli emigranti e di nuovo la borgata rivive con una festa paesana che inizia con la Messa nella chiesetta di Santa Rita.

 

Le fonti solforose

Non lontano dall’antro delle agane, si trovano le fonti solforose del Rio Barquet ad Anduins, note fin dal XV sec. per le proprietà curative delle loro acque, classificate come “idrosolforiche salino fredde”.

A metà ‘800 vennero compiute le prime analisi per accertare le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua “pudia” e poi procedere alla valorizzazione delle sue qualità terapeutiche e alla realizzazione di interventi di sfruttamento della vena sorgentifera. Nella seconda metà dell’800, non appena la viabilità lo consentì e rese più agevole raggiungere le fonti, il Comune compì le necessarie opere di presa e distribuzione e attrezzò l’area antistante per accogliere le persone che vi giungevano, inizialmente solo per bere l’acqua, poi per le pratiche idropiniche. Ai primi del ‘900 una società privata cominciò a sfruttare razionalmente le sorgenti. Di lì a poco tempo si ebbe un vero boom turistico, con utenti provenienti da Trieste e dal Veneto. Si costruì uno stabilimento con 25 cabine da bagno, che consentì l’utilizzo dell’acqua anche ai fini della balneoterapia.

Si migliorarono anche le strutture ricettive ammodernando i tre alberghi: il Grande Albergo alla Fonte, dotato di ottanta lussuose camere da letto, l’albergo Alla Posta e il Belvedere, con un totale di circa cinquecento posti letto.

Agli inizi degli anni ’20 l’afflusso dei turisti era straordinariamente elevato, con punte di settecento-mille presenze giornaliere che resero la “Stazione Balneare Climatica di Anduins” celebre quanto quella di Arta Terme.

I collegamenti erano assicurati da un servizio di carrozze a cavalli dalla stazione di Forgaria ad Anduins.

Negli anni ’30 cominciò la fase di declino, dovuto in parte alla situazione generale di crisi, in parte all’invecchiamento delle strutture turistiche. Il Grande Albergo alla Fonte fu chiuso e lo stabilimento fu trasformato in albergo.

Negli anni successivi l’attività balneare fu drasticamente ridimensionata per poi cessare definitivamente, mentre si è mantenuto costante l’afflusso di coloro che vi si recano semplicemente per bere l’acqua.

Alcuni studi degli anni ’60 hanno fornito dati ulteriori sull’elevata qualità delle acque di Anduins, tanto da aver incoraggiato l’ideazione di un ambizioso progetto di rilancio, che attende di essere realizzato.

 

Escursioni

Un’attrattiva di grande interesse speleologico è la Cjasa da las Aganas (Casa delle Agane) o Forno della Pagana, grotta che si raggiunge percorrendo la strada che da Vito d’Asio conduce alla Mònt di Vît. Situata nei pressi del Rio Barquet, comprende sette piccoli laghi che occupano una serie di basse gallerie. Al di là, un lago più grande dà inizio all’angolo più interno della grotta, del quale non si sapeva nulla fino a qualche tempo fa. Alcune esplorazioni subacquee hanno permesso di percorrere, dopo un lungo sifone, circa duecento metri di gallerie che ospitano una colonia di pipistrelli. L’aspetto misterioso della grotta è all’origine delle numerose leggende sulle sue abitatrici, las aganas, che, secondo la tradizione locale sono tre, due sorelle e Puma, la “priora”. Analogamente alla fiaba di Hänsel e Gretel, le perfide creature rapiscono i bambini cattivi per mangiarli, ma lo fanno solamente dopo averli fatti ingrassare con le noccioline. In un racconto il bimbo prigioniero, Tunin, dopo aver fatto cadere una agana nel pentolone dell’acqua bollente preparato per cuocerlo, riesce a scappare oltre il Rio Barquet; le altre agane cercano di raggiungerlo attraversando l’acqua su un fascio di rami, ma annegano.

Oltre a questa, in Val d’Arzino sono presenti almeno altre trenta grotte, tra cui La Grotta delle Eccentriche, in località Masarach e l’inghiottitoio dei Tinei, profondo 120 m, presso la borgata di Cedolins.

La Val d’Arzino si presta splendidamente all’esplorazione da parte degli appassionati di escursionismo. Molto breve, ma interessante per la vista sul paese, sulla pianura e sul Tagliamento, è il sentiero che dalla Parrocchiale di Vito d’Asio porta alla croce d’Asio (723 m).

Chi vuole praticare l’arrampicata su roccia può fare riferimento alle palestre del Masarach ad Anduins e Las Aganas a Vito d’Asio.

Il Torrente Arzino è meta di sportivi che scelgono il suo corso per la discesa in kajak e canoa: le pareti di roccia bianchissima si fondono con l’acqua trasparente in un susseguirsi di scorci incontaminati.

Da S. Francesco, si può raggiungere il Rifugio Giâf, molto confortevole, con cucina, zona pranzo e posti letto. Da qui, dopo un tratto sul quale nella tarda primavera fioriscono numerose le genziane, si arriva sul Monte Giâf (1085 m).

Altre mete nell’alta Valle sono il Monte Teglara (1886 m), il Monte Valcalda (1908 m) ed il Monte Verzegnis (1914 m).

Gli appassionati di escursioni a cavallo possono rivolgersi al Circolo Ippico Val d’Arzino di S. Francesco.

 

(…) A dire il vero, era la mia anima che mi ha condotta ad Anduins. Soltanto lei ha saputo dove troverà il proprio nutrimento.

Amico dell’anima, si dice che significhi Anduins. E questo paese è traboccante di amici della mia anima. Amici, che sentono e vedono con orecchie e occhi uguali a ai miei. Amici, che ancora conoscono la poesia del linguaggio, che parla dal cuore. E nell’altro trovai dimora.

 

Val d’Arzino, nido dell’anima, Marta Brandner, da Fluars di uar, Clapadoria peravoladoria, 2006