L’itinerario termina nella terra attraversata dal Torrente Arzino, che col suo corso ha dato un’impronta particolare alla vallata, facendo sì che paesi e borghi abbiano vissuto a lungo lo stesso destino, uniti in un ambiente che ha inevitabilmente condizionato la storia come la vita quotidiana.
L’Arzino nasce in Val di Preone, in località Fontanon ad una quota di circa 790 m. Dopo il tratto iniziale, già caratterizzato da cascate e rapide, svolge il suo percorso tortuoso per 29 km, ora insinuandosi fra le rocce, ora allargandosi in un letto appena più ampio.
Ricevute le acque del Rio Scluson, del Comugna e del Foce, che ne aumentano la portata, scorre fino ad immettersi nel Tagliamento, di cui costituisce il principale affluente di destra.
La Val d’Arzino presenta un paesaggio vario, dato dalla composizione del terreno che in parte è carsico, come sull’altopiano del Monte Pala, in parte arenaceo-marnoso, dolcemente collinare, come nella conca di Pielungo e nel tratto da Celante a Casiacco.
Un tempo in quest’area si estendevano pascoli e prati ora riconquistati da una folta vegetazione.
I primi insediamenti si svilupparono sul Monte Asio. Protetta dalla cinta dei colli che si sviluppano ai suoi piedi, attorno al IX-X sec. l’altura fu probabilmente il rifugio ideale per le genti che fuggivano dalla pianura, funestata dalle violente invasioni ungaresche.
Gli abitati sparsi formarono a poco a poco le borgate di Clauzetto, Vito d’Asio e Anduins, tre comunità riunite nella Pieve d’Asio, citata per la prima volta in uno scritto del 1186, come soggetta al Patriarcato di Aquileia, mentre la Villa di Vito è documentata da una sentenza del 1220 e da due atti successivi dei signori di Ragogna, uno del 1260 e uno del 1281 che lo indicano compreso nel feudo patriarcale dei Signori di Pinzano.
Le continue lotte interne alla famiglia causarono la reazione del Patriarca Bertrando di San Genesio che, mossa loro guerra, li debellò sottraendogli il feudo e assegnandolo ai Savorgnan.
Meno di un secolo più tardi, nel 1420, i nuovi feudatari, pur mantenendo i castelli e le relative giurisdizioni, dovettero prestare obbedienza allo Stato veneziano.
Nel 1440 e nel 1496 questioni ereditarie causarono la divisione tra i Comuni di Clauzetto, Vito e Anduins, che andarono a diversi membri della famiglia Savorgnan, residenti a Pinzano e ad Osoppo. Nel 1642 la vicìnia di Vito d’Asio promulgò lo Statuto in cinque capitoli, affermando in tal modo la propria autonomia; rimase tuttavia il diritto dei Signori di vagliare tutte le decisioni comunitarie. Inoltre, i Savorgnan entrarono in possesso di numerose proprietà, sia mediante acquisto che per cessione forzosa da parte dei piccoli proprietari indebitati.
Solamente con l’autorizzazione dei Signori era consentito pescare nell’Arzino, vendere carne o formaggio e aprire osterie. Spesso oppresse da condizioni di vita molto difficili, già nel XVII sec. numerose famiglie cominciarono ad emigrare trasferendosi nelle province venete. Dopo il periodo di dominazione francese e le conseguenti modifiche sul piano amministrativo, nel 1815 il Friuli entrò a far parte del Lombardo Veneto, per poi essere annesso al Regno d’Italia nel 1866, anche se rimase in vigore la suddivisione civile austriaca. Nella seconda metà dell’800 il fenomeno migratorio assunse proporzioni sempre maggiori in Val d’Arzino.
Nonostante questo, l’intraprendenza dei valligiani diede vita ad attività anche fiorenti, come la produzione di cappelli di feltro, stoffa di lana che viene ricavata dalla bollitura e follatura (battitura) delle masse, poi messe in forma. I cappelli erano rigorosamente neri, tinti con i pezzi di corteccia del lentaur, albero molto duro proveniente dall’America Centrale; venivano poi venduti nei mercati più frequentati della pianura: Udine, Tricesimo, Spilimbergo, S. Vito, Codroipo, Gemona.
Un fatto che contribuì in maniera eccezionale a dare nuovo slancio e prospettive alla Val d’Arzino fu il generoso contributo del Conte Giacomo Ceconi per la costruzione della Strada Regina Margherita, inaugurata nel 1891. La Prima Guerra Mondiale turbò la vita delle comunità con la Battaglia di Pielungo e di Pradis, rimasta nella memoria poiché vi caddero molti giovani non lontano dal proprio paese.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo un periodo tranquillo, al riparo dai bombardamenti, la Val d’Arzino divenne dapprima zona di operazioni della resistenza poi, nel 1944, parte della “Repubblica libera della Carnia”.
Nel dopoguerra un processo lento ma costante di ammodernamento delle infrastrutture nonché diverse iniziative sul piano economico, migliorarono considerevolmente le condizioni di vita. Tuttavia, anche se l’emigrazione internazionale si modificò in quella verso la pianura, lo spopolamento divenne irreversibile anche a causa del calo di natalità.
Situata su un’altura boscosa tra Clauzetto e Vito d’Asio, la Pieve di S. Martino costituisce la testimonianza più preziosa del passato del territorio d’Asio, di cui rappresentava il centro e il simbolo. Gli scavi compiuti nel 1990 e 1992 hanno portato alla scoperta ed al consolidamento delle tracce dell’antico edificio a pianta rettangolare costruito probabilmente già nel X sec. I resti della chiesa originaria furono demoliti e sepolti nel 1503 per volontà di Gregorio da Zegliacco e della famiglia Savorgnan, che fecero erigere quella nuova, più ampia, alcuni metri più avanti.
La facciata dell’edificio attuale è caratterizzata da un campanile a vela, con una bella bifora che ospita le campane. L’interno, è ad aula unica, coperto da capriate lignee e comprende un piccolo presbiterio a volte costolonate.
L’opera più significativa della Pieve è l’altare maggiore, eseguito da Giovanni Antonio Pilacorte tra il 1525 e il 1528, sua prima opera del genere in terra friulana.
La grande fantasia compositiva e la vivezza dei dettagli compensano la mancanza di disinvoltura nell’esecuzione. Entro una struttura a due piani con fastigio, sono disposte le figure ad altorilievo dell’Annunciazione, dell’Eterno Padre, della Madonna col Bambino e di vari Santi tra cui S. Martino, cui è dedicata la chiesa. In area friulana e veneziana avevano grande diffusione gli altari lignei dorati e forse per conformare l’opera del Pilacorte a quelle maggiormente diffuse, il pievano Leonardo Fabricio la fece dorare nel 1563 alterandone però definitivamente l’aspetto.
Durante i lavori di restauro seguiti al terremoto del 1976, dietro l’altare a destra dell’arco trionfale, è venuto alla luce un affresco rappresentante S. Martino ed il Povero. Nell’opera di Marco Tiussi del 1564, il santo a cavallo, inquadrato entro un arcone, porge il proprio mantello all’uomo incontrato per via.
L’area circostante la Pieve fu per secoli adibita a cimitero dalla comunità.
Dalla parrocchiale di Anduins, una mulattiera (clapadoria) porta alla chiesetta votiva della Madonna della Neve.
Il lastricato venne costruito all’inizio del 1900 a seguito della necessità da parte della popolazione di raggiungere agevolmente le dimore sul Monte Zucchi, per pascolare il bestiame e per eseguire i normali lavori agricoli e forestali.
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’altopiano di “Mont” e il paese di Anduins vennero più volte attaccati dalle truppe tedesche. Di fronte a tale ferocia gli abitanti di Anduins il 27 agosto del 1944 durante la celebrazione della S. Messa fecero voto di costruire una chiesetta sulla montagna, dedicandola alla Madonna della Neve, se il paese fosse stato risparmiato.
Così fu, e il patto sottoscritto dalle famiglie di contribuire con denaro e manodopera gratuita alla realizzazione dell’opera venne rispettato: i lavori iniziarono nell’ottobre stesso, con grande partecipazione. Lungo i 1900 metri della mulattiera per mesi salirono uomini e donne con le gerle cariche di materiali, scendendo poi con la legna da vendere per finanziare i lavori. In pochi mesi la chiesetta fu terminata e venne inaugurata il 5 agosto del 1946. Ogni anno la prima domenica di agosto questo avvenimento viene ricordato dai fedeli e dai numerosi visitatori, un tempo in forma quasi solamente religiosa, oggi attraverso una suggestiva festa popolare.
La chiesetta si trova in un punto panoramico da cui si può ammirare il nastro del Tagliamento che attraversa le colline della zona di Ragogna.
Le pendici del Monte di Anduins sono una specie di giardino naturale ideale per le copiose fioriture di primula comune, erba trinità, pervinca e polmonaria. Sono pure presenti due cavità naturali, una a fianco del sentiero, l’altra raggiungibile con breve deviazione.








