Clauzetto, "il balcone del Friuli", in giornate limpide è un punto privilegiato per una magnifica visione panoramica sulla pianura friulana e persino sull'Adriatico a sud e sui Colli Euganei verso ovest.
Il Comune si estende sui primi rilievi delle Prealpi Carniche e molte delle sue caratteristiche ambientali gli derivano da tale posizione.
Il Torrente Cosa, che ha origine alla base del Monte Taîet (1369 m), ha segnato il paesaggio "in profondità" scavando la roccia fino a creare cavità spettacolari come l’Orrido delle Grotte di Pradis; proseguendo il suo corso è stato sbarrato a formare il lago artificiale del Tul nei pressi delle borgate di Mulinârs e Raunîe per poi continuare più placido fino a confluire nel Tagliamento.
È proprio negli antri rocciosi della sua forra che sono stati rinvenuti i reperti archeologici attribuibili ai primi abitatori di età paleolitica. Nel corso dei secoli poi le popolazioni terrorizzate dalle invasioni barbariche trovavano in queste zone un rifugio sicuro dove dedicarsi all’allevamento del bestiame ed all’agricoltura. Questo fatto è probabilmente all’origine del toponimo clausetum, in riferimento alla chiusura protettiva garantita dalla posizione geografica isolata o all’esistenza di recinti per bestiame e orti.
Nelle prime testimonianze scritte le vicende di Clauzetto si confondono con quelle di Vito d’Asio, entrambi facenti capo alla Pieve di S. Martino d’Asio, per molti secoli centro della vita religiosa del territorio. Questa antica appartenenza è viva ancor oggi negli abitanti che vengono indicati con l’appellativo di Asìns.
Nel XIV sec. l’area venne sottoposta alla giurisdizione del Castello di Pinzano, feudo dei Savorgnan dal XIV al XVIII secolo.
Negli anni successivi alcuni fatti segnarono la vita della piccola comunità. Innanzitutto un crescente e inarrestabile fenomeno di spopolamento, l’emigrazione internazionale, vista come unica garanzia di sopravvivenza per le numerose famiglie che oramai soffrivano di un’economia arretrata e sempre più povera. Una vicenda che merita davvero un cenno particolare per essere divenuta una pagina di storia memorabile è la partecipazione di molti operai di Clauzetto, e specialmente di Pradis, alla costruzione della Transiberiana, opera voluta dallo zar Alessandro III, cominciata nel 1891 e terminata nel 1906.
Nel 1914, la frana staccatasi dal Monte Corona segnò le pendici fra Clauzetto e Vito d’Asio con la ferita che ancor oggi è chiaramente visibile dalla pianura.
Nel 1917, la guerra sconvolse Pradis di Sopra, divenuta teatro di aspri combattimenti durante la ritirata da Caporetto. In località Val da Ros si segnala il Sacrario militare, ai piedi del Monte Dagn. Unico cimitero di guerra in provincia di Pordenone, ospita le spoglie dei soldati italiani e tedeschi caduti nel 1917, quando le truppe tedesche sbaragliarono due intere divisioni italiane. Vale la pena di osservare il cancello d’entrata costruito con le canne dei fucili dei soldati caduti.
Il recupero attuato dopo il sisma del 1976 permette oggi di apprezzare un’architettura tradizionale con tratti di notevole bellezza, come nelle antiche borgate di Zuanes, Gerchia e Tascans, che conservano elementi tipici come il ballatoio in legno e le scale esterne nelle facciate esposte a sud o a levante. La pietra locale conferisce agli edifici quella semplice eleganza che faceva parte dell’immagine di un tempo. Altre borgate caratteristiche sono Dominisia, Triviât, Pezzetes, Cocjus, Paludon, Zattes e Mineres.
Al tempo in cui non esistevano strade carrozzabili, la comunicazione tra paesi e borgate avveniva attraverso una fitta rete di sentieri e mulattiere. Erano vie costruite con pazienza e ingegno, caratterizzate dal tipico acciottolato in pietra e delimitate da muretti a secco. L’essere “fatte di sasso” dava loro il nome di clapadòries.
Ora, grazie ad un’intelligente opera di ripristino, è possibile ripercorrerne alcune lungo l’interessante itinerario (lungo ben 13 km e dotato di segnaletica), che permette di attraversare varie località del comune in una piacevole passeggiata a piedi o in mountain bike.
Altre importanti opere del passato sono le fontane, luoghi attorno ai quali si raccoglieva la gente, per attingere l’acqua, abbeverare gli animali, lavare i panni e magari trovare anche un momento di sosta e socializzazione durante la faticosa giornata. La loro struttura è generalmente caratterizzata da una vasca esterna per l’abbeveraggio degli animali o il lavaggio dei panni e da un pozzo interno per il prelievo dell’acqua ad uso potabile. Se ne ricordano alcune: quella della borgata Triviat, risalente al 1910, alla quale si accede con una bella scalinata in pietra; la fontana del Nujaruç, autentico simbolo di Clauzetto, al centro del capoluogo; le fontane di Dominisia e di Pezzetes; la fontana e lavatoio di “Cichin” a Pradis di Sopra, nella borgata Omenars.
Nei paesi, nelle borgate e lungo i sentieri dove si svolgeva la vita quotidiana nella fatica del lavoro e nei rari momenti di riposo, lo spazio è segnato pressochè ovunque dalla presenza di ancone, capitelli ed edicole, specialmente agli incroci delle vie: piccole costruzioni, che invitavano alla pausa di una preghiera. Esse rivelano ancor oggi l’amorosa devozione di coloro che ne affidavano l’esecuzione ad artigiani esperti, come gli scalpellini, capaci con la loro abilità di realizzare delle autentiche opere d’arte.
Le più belle, fatte tuttora oggetto di cura attenta e di costante manutenzione, sono: l’ancona di Corgnâl, probabilmente la più antica, risalente al XVIII secolo e raggiungibile a piedi partendo da piazza Angelo Ceconi e seguendo l’antica mulattiera “da las pieres”; l’ancona di S. Martino; l’ancona dei Blancs e quella di Orton.
Un’altra testimonianza rilevante della vita e della religiosità della popolazione di Clauzetto è costituita dalla chiesa parrocchiale di S. Giacomo e dalle vicende ad essa legate.
Situato in uno dei punti panoramici più belli del Comune, al termine di uno scalone monumentale di 98 gradini, l’edificio sorse tra il XIII e il XV secolo. Nel XVIII sec. cominciò a delinearsi un fenomeno che assunse proporzioni via via maggiori: essa divenne meta di pellegrini provenienti dal Friuli, ma anche dalla Stiria, dalla Croazia e dalla Slovenia, che qui affluivano per venerare la reliquia del Preziosissimo Sangue. Era giunta a Clauzetto grazie ad un membro della famiglia Cescutti che l’aveva ricevuta come segno di gratitudine dal nobile patrizio veneto per il quale aveva lavorato.
La reliquia fu successivamente donata alla Chiesa di S. Giacomo e nel 1757 fu istituito il rito del Preziosissimo Sangue, grazie al quale Clauzetto sancì la propria superiorità nell’ambito della Pieve d’Asio.
Nel 1773 giunse il riconoscimento più rilevante: Clemente XIV stabilì che chiunque avesse visitato la chiesa in occasione della ricorrenza del Preziosissimo Sangue, avrebbe ottenuto l’indulgenza plenaria. Ne derivò la festa del Perdon Grant, nella domenica successiva all’Ascensione, da celebrarsi in quello che ormai ufficialmente era un Santuario. In tale occasione giungevano a Clauzetto migliaia di pellegrini che animavano le strade del paese e raggiungevano la chiesa dopo aver salito la lunga scalinata pregando in ginocchio.
L’afflusso aumentò progressivamente e gradualmente assunse una particolarità: tra i fedeli divennero sempre più numerosi coloro che, affetti da sintomi razionalmente inspiegabili, venivano considerati indemoniati, spiritâz e che per questo, durante la celebrazione del Perdon Grant, dovevano assistere all’esposizione della reliquia per trarne giovamento.
L’accorrere in gran numero degli spiritâz fu un fatto che rimase per sempre nella storia e nella memoria di Clauzetto e che fu all’origine della sua fama di ”paese degli spiriti”, anche se gli spiriti, a rigore, venivano tutti da fuori. La festa del Perdon Grant si celebra ancor oggi con grande solennità.







